venerdì 2 giugno 2017

29. Kalabhairav

Uno degli Avatara plenari di Shiva è Bhairav il Terrifico, riconoscibile dai baffi stile Kshatriya nella Murti di Varanasi entro il Mandir di Sri Kashi Vishwanath.
E' chiamato Kalabhairav (Bhairav Nero), Kalaa Bhairav, Kal Bahirav, Annadhani Bhairav o Bhairadya nei dialetti indiani.

Se chiamato Bhairav, il suo nome significa "il Terrifico", se Kalabhairav significa "il Nero Terrifico".

Ha quattro braccia che tengono Spada, Trishul, Scudo e quinta testa mozzata di Brahmaa.

Come Kalabhairav questa forma di Shiva è la Divinità protettrice del Nepal, e la sua Murti principale è installata al centro della Piazza Reale di Kathmandu,
fra il palazzo del Re del Nepal, Kshatriya shivaita discepolo del veggente di Kanchi,
e quello della Kumari, Avatara bambina della Devi in pura verginità.










L'evento dell'apparizione, citato da Vyasadev nello Shiva Purana, risale agli inizi del Satyayuga, quando Shiva Mahadev manifestò il Brahmeshwaralingam, chiedendo a Vishnu e a Brahmaa di trovarne i confini. Sri Bhagavan Narayan assunse la forma di Varaha, dicendo "Scaverò in cerca delle sue radici", mentre Brahmaa disse "Volerò sul mio Cigno sino a trovarne la Cima".
Al ritorno, Sri Narayan Bhagavan disse "O Mahadev, le radici del Brahmeshwar sono irraggiungibili", mentre Brahmaa, mentendo, mostro un fiore che aveva raccolto durante la sua ascensione, dicendo "L'ho raccolto dalla Cima del Brahmeshwaralingam." A questa menzogna Shiva montò in collera, punì il fiore squalificandolo dalla puja e dell'offerta, e fece espiare Brahmaa manifestandosi come Bhairav.

A seconda dei Kalpa, dei Manvantara e dei Mahayuga, i Brahmaa di ciascun ciclo possono avere milioni, migliaia, centinaia, decine di teste. Il Brahmaa del nostro Mahayuga nacque con 5, ma per questa offesa Shiva Kalabhairav le ridusse a 4. La Murti di Kalabhairav lo raffigura mentre mozza con la spada la quinta testa di Brahmaa.

Dopo aver terminato il suo Lila, iniziò ad espiare la grave colpa del brahmanicidio della testa di Brahmaa. Lo fece usando il Teschio della Quinta Faccia di Brahmaa come sua unica coppa per 12 anni lunari, vivendo come sadhu mendicante itinerante sulla Terra. Compiute le 12 lunazioni si recò a Kashi, si bagnò nel Gange e di lì tornò al Kailash.
Nella  sua forma collerica, Bhairav è il custode degli Shakti Pitham
Per queso ogni Shakti Pitham include sempre un Tempio di Bhairav.

giovedì 1 giugno 2017

28 . Sharabeshwaramurti

Uno dei 19 principali Avatara di Shiva è Sharaba, la cui apparizione è descritta nello Shiva Purana nel modo seguente:


Compiuto il Lila dello squartamento di Hiranyakashipu a beneficio del suo devoto Prahlad Maharaj e di quanti sul suo esempio avessero seguitato a recitare il Mantra Om Namo Narayanay, Sri Narayan Bhagavan lasciò la jiva-tattva di Narasimha in cui la sua Vishnu-tavva si era manifestata nel Lila e tornò a Vaikuntha per il suo Yoga-nidra, come di consueto fa fra una manifestazione avatarica e la successiva. Restò in una jiva con natura di belva divoratrice, sia sulla terra che nei pianeti celesti. I Deva chiesero a Shiva di intervenire, ed egli lo fece manifestando il suo Sharaba Avatar, in parte leone e in parte uccello. Ha otto gambe e due ali ed è più feroce del leone o dell'elefante imbizzarrito, è in grado di uccidere facilmente i leoni capobranco.

L'Avatara Sharaba aspettava in volo il ritorno di Narasimha Jiva sulla Terra, e invocò Mahavishnu per ottenere il permesso di trasformarlo in un culto vaishnava ascetico  e pacifico dopo la separazione. Sri Bhagavan acconsentì. I Deva si erano rivolti a Shiva perché nessuno di loro, nemmeno Brahmaa, può disturbare la Yoganidra di Sri Vishnu in quanto Lakshmi e Garuda glielo impedirebbero, ma Shiva, nella forma di Sadashiv, può comunicare con Narayan anche nello stato di Nidra yogico, perché "Vishnu Tattva e Shiva Tattva solo come latte e yogurt". Per questo i Deva si rivolsero a lui.

Quando Narasimha scese sulla Terra Sharaba lo prese fra le sue otto gambe e lo squoiò, poi lo separò nelle Divinità gemelle di Nara e Narayana, che ancor oggi hanno un Tempio sull'Himalaya là dove Shiva Sharaba le ha installate.

Come indumenti, Shiva non porta gioielli, ornamenti, ma solo Rudraksha e Serpenti indossati come collane e bracciali. Mentre però gli Shivaiti indossano per lo più dhoti o kaupina bianchi o tinti di zafferano, Shiva indossa invece solo dall'ombelico alle ginocchia un abito in pelle di belva, e si tratta proprio della pelle di Narasihma quando fu diviso in Nara e Narayan. In sanscrito, in hindi e nei dialetti indiani questa forma avatarica è chiamata anche Sarabheshwar o Sarabheshwaramurti.
In alcuni dei 18 Puruna autentici si descrive anche l'apparizione si Shiva Sharaba come un Cervo a otto zampe.

L'apparizione di Shiva come Sharabeshwaramurti è descritta nelle sue forme in Khamikagama e Sritattvanidhi

Nel Khamikagama l'Avatara Sharaba è descritto con dorato con due ali in volo, gli occhi arrossati, una lunga coda, la bocca arte con canini leonini e due lunghe zanne cinghialesche, quattro zampe di Leone a altre quattro sollevate a reggere il pungolo, il cobra, il cervo e la quinta testa mozzata di Bhahmaa. Sitti le sue zaampe appare  la Jiva di Narasihma che lo supplica a mani giunte.

L'adorazione secondo Sritattvanidhi è più complessa perché Sharabeshwaramurti va contemplato con 30 braccia:
- con quelle di destra tiene il Vajra, fa il Mushti (gesto di chi afferra il tuono), l'Abhaya-mudra, solleva il Chakra, impugna la lancia Shakti, il bastone Gada, il pungolo Pasha, la Falce, la Scimitarra, la spada Khatvanga, l'Ascia, il Rosario di Rudraksha Akshamala, l'Osso, il coltello Musala, e il fuoco.

- con quelle di sinistra tiene il Cappio, fa il Varadamudra, impugna la Mazza, l'Arco, la Bandiera Zafferano, la Spada sottratta ai denoni invasori, il Serpente, il Loto, un Teschio usato come coppa, il Pustaka col manoscritto vedico, l'Aratro e il Mrdanga, il tamburo Damaru e il Trishul, ed abbraccia con l'ultimo braccio la Dea Parvati sua pareda seduta al suo fianco.
Nonostante visualizzare l'Avatara con le sue 30 braccia sia una pratica avanzata per chi è espero nell'adorazione, pure questa Sadhana è ancor oggi molto popolare nella regione dell'India che si estende dall'Andhra Pradesh al Tamilnadu. 
Si ritiene che la pratica ripetuta della Sritattvanidhi generi protezione dalla miseria e dalla fame, guarigione dalle malattie e potezione dai nemici invidiosi. Molti recitano la Srittatvanidhi almeno una volta l'anno, visualizzando gli attributi nelle 30 braccia della Murti. Chi non sa leggere il sanscrito e non conosce il testo a memoria paga per assistere alla recitazione dei brahmini e poi ne prendono il Prasadam.

lunedì 22 maggio 2017

27. Lo Yajnopavitam


Om Gam Ganapataye Namah
Om Sri Raghavendraya Namah
Om Namo Bhagavate Vasudevaya
Om Ham Hanumate Sri Ram Dutaya Namah


Mantra di apertura che Significa:

"Om, Gam, Omaggi a Ganesh, Padre dei Gana 
Om, Omaggi a Sri Raghavendra Swami Tirtha
Om, Omaggi a  Bhagavan Vasudeva
Om, Ham, Omaggi ad Hanuman Servitore di Sri Ram."


Insegnamenti basati sullo Yajur Veda Upakarma
Il rinnovamento del Yajnopavitam ad ogni mese lunare.

Lo Yajnopavitam va infranto e sostituito con uno nuovo in caso di contaminazione o durante il giorno di Purnima (Luna Piena)di ciascun mese lunare. Prima di procedere a rinnovare lo Yajnopavitam ci si purifichi con un bagno, si indossi un dhoti o un sari pulito, si traccino sul proprio corpo i Tilak della propria Sampradaya e ci si sieda su una stuoia nella posizione che risulta più comoda, orientati verso Oriente al mattino o verso Nord alla sera.

Per mostrare la natura sacra del cordone brahmanico a chi chiedeva istruzioni su cosa fare del suo Yajnopavitam dismesso e infranto, nel 1972 Srila A. C. Bhaktivedanta Swami nel ha risposto: "Seppeliscilo nella terra attorno alla pianta di Tulasi che cresce nel cortile del Tempio di Radha Damodar."

Questa è la traduzione italiana del testo "Yajnopavitam Paramam Pavitram", (Le modalità del rinnovamento del cordone brahmanico) secondo gli Acharya della Madhva-Raghavendra Sampradaya.
"Yajnopavitam paramam pavitram
Prajapateryasahajam purastad.
Ayushyamagryam pratimuncha shubram
Yajnopavitam balamastu tejah."

Lo Slokam citato descrive la santità, la spiritualità e la natura sacra del cordone brahmanico chiamato in sanscrito Yajnopavitam (Jenau in hindi, Jandhyam in telegu, Punal in tamil, Janivara in kannada, Sacred Thread in inglese), la dignità di chi lo indossa e i benefici che gliene derivano. Secondo gli Shastra lo Yajnopavitam è "il migliore degli agenti purificanti". Il figlio di Brahmaa Prajapati nacque che lo aveva già su di sé e insegnò che esso dona vita e prominenza, che è sacro, purissimo, incontaminato, che conferisce sapienza e forza a chi lo indossa. Com'è fatto lo Yajnopavitam?  È un insieme di sottili fili di cotone resistente, stretti dal nodo rituale chiamato Brahmagranti. Salvo i casi menzionati in seguito, viene indossato 24 ore al giorno sulla spalla sinistra, davanti all'ombelico e sul fianco destro da coloro che hanno ricevuto l'Upanayan, cioè l'iniziazione alla recitazione del Gayatri Mantra. Il termine sanscrito è la fusione di Yajna e Upavitam. Yajna significa il sacrificio vedico Homa e Upavitam significa abito. Lo Yajnopatovtam è infatti l'indumento senza il quale è impossibile celebrare i rituali vedici. Per questo viene anche chiamato Brahmasutra, cioè filo del Brahman. Nello Yajnopavitam la mente, la collera e l'egoismo sono annodati per essere parte dell'offerta sacrificale. Chi può indossare lo Yajnopavitam? Nelle ere passate lo indossavano sia gli uomini che le donne Arya-Dvija, cioè Brahmana, Kshatriya e Vaisha iniziati dai 7 anni in poi. Oggi, salvo rare eccezioni locali, solo i maschi Brahmana di nascita portano lo Yajnopavitam. Importanti Acharya del secolo scorso, come Dayanand Saraswati, Vivekananda Saraswati e Bhaktisiddhanta Saraswati hanno iniziato senza opposizione con lo Yajnopavitam anche coloro che avevano sviluppato le qualità brahmaniche senza possederle dalla nascita, uomo o donna che sia.

Di quanti fili deve essere composto lo Yajnopavitam? Il Brahmachari dovrebbe indossarne uno formato da tre fili, il Grhastha da sei. In alcuni luoghi il Grhastha ne indossano uno di nove fili se è il Patrarca più anziano dei membri vivienti della famiglia, ma in questo caso i tre fili aggiunti vengono considerati secondo gli Agama come la parte alta dell'Uttariyam (cintura del dhoti). Qual è la giusta lunghezza del Yajnopavitam? Va calcolata in base all'altezza e alla taglia dell'Arya che lo indossa. Deve cadere sopra l'ombelico, né al disopra, né al di sotto. Talvolta gli Yajnopavitam venduti già pronti in prossimità dei Templi sono basati sulla taglia media della popolazione locale, e quindi potrebbero risultare troppo lunghi o troppo corti per il Dvija di differente origine e conformazione fisica.. Gli Shastra spiegano che se il Yajnopavitam cade sotto l'ombelico ciò riduce il merito delle austerità praticate, mentre se resta sopra causa Ayukshinam, la riduzione della forza vitale.

Come si indossa lo Yajnopavitam? Eccovi in traduzione il testo del

"Yajnopavita Dharana Vidhi"

Si versa nella coppa dell'offerta acqua fresca (se disponibile quella di un pozzo sacro) in cui è stata mescolata polvere o radice di Haldi (tamarindo), con l'eventuale aggiunta di fiori freschi o foglie di Tulasi. Dopo avere invocato Sri Ganesh, il Guru e la propria Ishta Devata (Vishunu, Ram, Krsna per i Vaishnava, Shiva per gli Shaiva, Maa Devi per gli Shakta), si compe il rito dell'Achaman, tenendo la coppa con la mano sinistra e versando l'acqua nell'incavo della mano destra. L'acqua viene sollevata in gesto di offerta, verso le Murti o immagini se presenti, e usata nel modo sotto descritto recitando ciascun mantra:

"Om Keshavaya namah - bevendo dalla mano destra
Om Narayanaya namah - bevendo dalla mano destra
Om Madhavaya namah - bevendo dalla mano destra
Om Govindaya namah - versando acqua sulla mano destra
Om Vishnave namah - versando acqua sulla mano sinistra
Om Madhusudanaya namah - bagnando la bocca con la mano destra
Om Trivikramaya namah - bagnando la bocca con la mano sinistra
Om Vamanaya namah - bagnando il labbro inferiore con la radice dei pollici uniti
Om Shridharaya namah - bagnando il labbro superiore con la radice dei pollici uniti
Om Hrishikeshaya namah - versando acqua su ambo le mani
Om Padmanabhaya namah - versando acqua sui piedi
Om Damodaramya namah - versando acqua sulla testa
Om Vasudevaya namah - toccando le labbra con la mano destra
Om Sankarshanaya namah - toccando la narice destra con la mano destra
Om Pradyumnaya namah - toccando la narice sinistra con la mano destra
Om Aniruddhaya namah - toccando l'occhio destro con la mano destra
Om Purushottamaya namah - toccando l'occhio sinistro con la mano destra
Om Adhokshajaya namah - toccando l'orecchio destro con la mano destra
Om Nrsinghaya namah - toccando l'orecchio sinistro con la mano destra
Om Acyutaya namah - toccardo l'ombelico con la mano destra
Om Janardanaya namah - toccando il cuore con la mano destra
Om Upendraya namah - toccando la testa con la mano destra
Om Haraya namah - toccando la spalla destra con la mano destra
Om Krishnaya namah - toccando la spalla sinistra con la mano destra."
Dopo l'Achaman si recitino i seguenti Mantra:

"Om Ganapatay Dhyanam
Suklambaradharam Vishnum
Sashi Varnam Chathur Bhujam
Prasanna Vadanam Dhyayat
Sarva Vignupa Sanhaye"

Om Tad Vishnoh Paramam Padagum
Sada Pasyanti Surayah
Divîva Cakshur Atatam Tad Vipraso Vipanyavo
Jagrivagum Sah Samindate
Vishnor Yat Paramam Padam."

Si ripeta una seconda volta l'Achaman e si reciti:

"Sankalpam Evam Guna
Visheshana Vishisthayam
Subha Titau Mama Shruta
Smartha Vidhi Vi Hita Nitya
Karma Sadachara Aushtana
Yogyatasiddhyartham Jata
Mruthasocha Janita Prayashittartam
Brahma Tejobhivrudhyartham".
Yajnopavita Dharanam Kar Ishya."

Si prenda l'acqua residua dal Panchapatram (coppa rituale in metallo) e la si spruzzi sul nuovo Yajnopavitam. Poi si faccia scendere il vecchio Yajnopavitam all'altezza delle ginocchia e lo si innalzi tenendolo fra le mani verticalmente, con la destra in alto verso il Cielo e la sinistra in basso verso la Terra.

Prima di indossare il nuovo Yajnopavitam si reciti il Mantra:

"Om Yajnopavitam Paramam Pavitram
Prajapatir Yat Sahajam Purastat
Ayushyam Agryam Pratimuncha Shubhram
Yajnopavitam Balam Astu Tejah."

Indossando entrambi gli Yajnopavitam sulla spalla sinistra si recitino per almeno dieci volte il Gayatri Mantra e gli altri Mantra trasmessi dal Guru, contando le recitazioni facendo scorrere il pollice della mano destra sulle falangi.

Prima di rimuovere il vecchio Yajnopavitam si reciti il seguente Mantra:

"Upavîtam Chinnatantum
Jîrnam Kanmala Dushitam
Visrijami Punar Brahman
Varco Dîrghayur Astu Me."

Il vecchio Yajnopavitam va rimosso dal corpo sollevandolo sopra il braccio destro e sfilandolo da quello sinistro. lo si porti poi a livello della vita e ivi si rompano i fili l'uno dopo l'altro, tirandoli con le mani.

Il nuovo Yajnopavitam da indossare va dapprima purificato con ciò che resta dell'acqua del'Achaman  alle Divinità dello Yajnopavitam, la Dea Gayatri e il Dio Surya Savitar, aspergendole sull'Ajna Chakra (Parabrahma Rshih, il Terzo Occhio)), sotto il naso (Trushtup Chandah) e sul Cuore (Paramatma Devata).

Yajnopavvta Dharanam Viniyogah

Dopo aver bagnato il muovo Yajnopavitam con l'acqua consacrata, l'Arya lo solleva verso il Cielo con ambo le mani alzate e tenendo il nodo nel palmo della destra destra. Il Bramacharya usa un solo cordone a tre fili, mentre il Grhastha ne usa due. "Mama Grihastasrama Yogyata Siddhyartam Dwitiya Yajnopavota Dharanam Karishya." I Brahmana che indossano tre cordoni a tre fili come Sankalpa Mama Uttariyartam debbono ripetere il Mantra due volte.

In quella posizione si reciti il seguente "Yajnopavita Dharana Mantra":

"Yajnopavitam Paramam Pavitram
Prajapatharyassahajam Purasthat.
Ayushyamagryam Prathimuncha Shubram
Yajnopavitam Balamastutejah."

Si rimuova poi dalla spalla il vecchio Yajnopavitam, abbassandolo al livello dell'ombelico e recitando lo "Yajnopaveetha Visarjana Mantra":

"Upavitam Bhinna Tantum Jirnam Kasmala Dushitam
Visrujami Jale Brahman Varcho Dhorgayurastu May."

Lo Yajnopavitam dismesso va trattato con lo stesso livello di santità del Prasadam. Non va mai gettato fra i rifiuti, ma nelle acque di un fiume, di un lago, del mare o dell'Oceano, oppure sepolto nel terreno di un Tempio o in vasi di Tulasi..

Indossando il Yajnopavitam ci si siede e vi si avvolge il pollice destro, utilizzandolo così per contare la recitazione del Gayatri Mantra sulle falangi. Può essere recitato 10, 100, 1000 o quante volte si vuole, secondo la propria capacità.

Lo Yajnopavitam può essere indossato in tre modi detti Upavita:

1) il primo, chiamato Savya, sulla spalla sinistra, è quello usato abitualmente durante la giornata e il sonno notturno, nella recitazione del Gayatri o nei rituali ai Deva;

2) il secondo, Prachinavita, sulla spalla destra, è usato è per lo Sraddha agli Antenati secondo il Pitr-Yana;

3) il terzo, Apasavya o Nivita, attorno al collo e fermato all'orecchio destro come una ghirlanda (Malakara) in modo che non cali oltre il Cuore, è usato durante il Rshi Tarpana, il coito, l'evacuazione di urina e escrementi e il trasporto di cadaveri. Le donne che indossano lo Yajnopavitam debbono tenerlo in quella posizione per tutta la durata del loro mestruo, e abbassarlo sul fianco destro solo dopo aver compiuto un bagno completo.. Nella stessa posizione devono tenerlo durante la notte coloro che, uomini o donne, a causa di malattia temporanea o permanente, soffrono di sanguinamenti o perdite di urina ed escrementi durante il sonno. Lo scopo principale è quello di mantenere il Yajnopavitam immacolato, preservandolo dal contatto con sangue, sperma, urina, feci e cadaveri. Nessuno problema per le donne che perdono latte nel sonno, perché il latte è agente benedicente e non contaminante. Secondo l'insegnamento ayurvedico le Nadi i cui i 5 Prana presiedono alle funzioni urinaria ed escretoria, ecc., passano attraverso il lobi delle orecchie, come confermato anche dalla teoria della Medicina Cinese, che da sempre cura i sintomi digestivi, stitici o diarroici con l'agopressione dei lobi.

Lo Yajnopavitam andrebbe poi cambiato quando si presenzia ad una cremazione, si tocca un cadavere o una donna durante il suo mestruo. Secondo gli Shastra alle donne mestruate è proibito compiere Puja, Artik anche domestiche, nonché entrare nei Templi dei Deva, ad eccezione di quelli dedicati alla Madre Devi o alle sue innumerevoli forme: Kali, Durga, Lalitha, Annapurna, Tripurasundari Shivakamasundari. Trattandosi di Divinità in Forme trascendentali femminili, anche le Dee manifestano il Lila del ciclo mestruale, che viene celebrato ritualmente durante le lunazioni, spesso tingendo la Yoni della Devi col Sindur (cinabro o vermiglione). Le donne mestruate possono quindi celebrare qualsiasi rito dedicato alle Forme di Devi sia in casa che nei suoi Templi, 

Secondo gli Shastra lo Yajnopavitam dovrebbe essere bianco e di cotone per i Brahmana, rosso e di seta per gli Kshatriya e giallo e di lino per i Vaishya. Oggi però si usa quasi ovunque lo Yajnopavitam bianco di cotone. Nelle epoche passate esisteva anche lo Yajnopavitam Navatantu Nirmitam, dalla lavorazione rituale molto complessa. Ognuno dei fili era composto da nove finissimi cordoncini, filati da una bambina vergine Brahmana e tessuti da un Brahmana erudito in giorno propizio recitando il Gayatri Mantra.

La giusta misura dello Yajnopavitam adatto alla propria taglia corrisponde a 96 delle proprie dita. Il Gayatri Mantra è composto da 24 lettere, che moltiplicate per i 4 Veda danno appunto 96. Sono infatti i 4 Veda a consentire all'Arya-Dvija di celebrare lo Yajna e di recitare il Gayatri Mantra. Le 4 dita rappresentano poi i 4 Pada del Brahman secondo la Mandukya Upanishad (lo Stato di veglia, Sogno, Sonno profondo e Incondizionato). Esiste poi un ulteriore simbolismo matematico per cui il corpo umano è composto da 25 elementi, i Guna sono 3, l'Almanacco vedico comprende 16 Tithi e 27 corpi celesti, i Veda sono 4, 6 sono i periodi dell'Anno, 3 le stagioni e 12 i mesi. La somma di 25+3+16+27+4+6+3+12 fa 96. Le Divinità che presiedono allo Yajnopavitam sono 9: il Pranava (la sillaba Om), Agni, Ananta-Sesha, Soma, i Pitr, Prajapati, Vayu, Surya, e Rudra. Prima di offrire rituali che prevedono l'uso dello Yajnopavitam il Dvija deve invocare questi Deva. Il numero dei nodi Brahmagranti nello Yajnopavitam dovrebbe essere pari a quelli dei Pranava del proprio Gotra. La maggior parte degli Arya oggi però indossa Yajnopavitam che hanno un solo nodo. Il nodo Brahmagranti è simile a tre stelle tenute assieme, ed è considerato Sakala Veda Swarupa, forma personale del Brahman. I tre capi simboleggiano Brahmaa Vishnu e Maheswara, e quando vengono annodati divengono i 3 Mondi (Bhur, Bhuvah, Swaha), le 3 Shakti (Lakshmi, Saraswati e Durga), e i 3 Tattva Guna (Satwa, Rajas, Tamas). Rappresentano inoltre Ida, Pingala e Shushumna, le 3 Nadi attraverso le quali fluisce Kundalini, animando i Cinque Prana. I tre nodi rammentano all'Arya che deve tenere sotto controllo la mente, la parola e il corpo.

Dwija significa "nato due volte", ed Arya significa "colui che è nobilitato dalla seconda nascita", distinguendosi da coloro che sono nati soltanto in forma corporea.

Salvo rarissimi casi di Avatara, ogni essere nasce quando la Jiva si incarna nel seme del padre, per poi essere deposti e svilupparsi nel grembo della madre. Per questo tutti i neonati, all'atto della nascita, sono Shudra, vissuti per mesi fra le impurità del liquido amniotico. Durante la gravidanza, il nascituro spesso prega giungendo le mani (come visibile oggi nelle ecografie), perché desidera restare nel suo Nidra e non vuole incarnarsi di nuovo in un corpo materiale formato da sangue, umori, bile, urina, escrementi e pelle, soggetto al deperimento organico. Salvo alcuni Avatara, chi nasce come essere umano nasce sempre Shudra, anche se figlio di genitori Brahmana devorti ed eruditi. Cessa di essere uno Shudra e diviene un Dvija soltanto se e quando viene iniziato a recitare il Gayatri Mantra e ad indossare il Yajnopavitam durate il rito dell'Upanayan. Il secondo stadio consiste nell'ottenere l'Upadesha, la comprensione del significato del Gayatri dal suo Guru iniziatore al Samskara, il terzo stadio che il Dvija può raggiungere è quello di Vipra, essere purificato dallo studio, dalla conoscenza e dalla recitazione quotidiana del Veda. Il quatro stadio è quello in cui il Brahmana abbraccia il Sannyas per dedicarsi esclusivamente alla conoscenza del Supremo Brahman. Il Brahmana che viene ordinato Sannyasi recita per l'ultima volta il Gayatri Mantra, e prima di impugnare il Brahmadanda (bastone da Sannyasi) recita il Gayatri Mantra e infrange definitivamente lo Yajnopavitam, offrendolo alla Dea Vimala.
Nessuno ovviamente dovrebbe indossare lo Yajnopavitamm e iniziare a recitare quotidianamente il Gayatri Mantra senza autorizzazione del Guru e senza supervisione brahmanica.. L'iniziazione al Samskar dell'Upanayan (rito di investitura del cordone brahmanico)  è condizione necessaria per entrambe le cose. Nelle famiglie di Brahmana che sanno compiere il rito, i giovani ricevono l'Upanayan a 7 anni, mai da ascendenti diretti anche se Brahmana (il padre, il nonno, ecc.), ma per lo più da parenti Brahmana eruditi, (fratelli del nonno, zii o cugini adulti già iniziati), oppure da un'assemblea di Bramana eruditi residenti nella loro città o nel loro villaggio.

Nell'epoca contemporanea nella stragrande maggioranza dei casi i Brahmana iniziano con l'Upanaym solamente i maschi nati in una famiglia di Dvija, mentre considerano non iniziabili, non adatti allo studio del Veda e delle Upanishad, ma solo a quello dei Purana, tutti coloro che sono di sesso femminile o nati in una famiglia di Shudra o di mlecch. Tutti costoro, secondo quei Brahmana, non dovrebbero indossare lo Yajnopavitam, recitare il Gayatri o studiare le Upanishad e il Brahma-Sutra, ma soltanto trovare un Diksha Guru che spieghi loro la Gita, assieme allo Shiva Purana e al Lingam Purana (se Shaiva), al Vishnu Puruna e allo Srimad Bhagavatam (se Vaishnava) o al Devi Bhagavata Puruna e al Devi Mahatmya (se Shakta), e farsi inziare al canto del Mahamantra Hare Krishna, dello Shiva Shankar Mantra o del Kali Mantra da recitare sul Japa. Così facendo otterranno - con la semplice pratica del Japa Yoga, molto indicata per le Jiva del Kali Yuga - gli stessi benefici spirituali dei Dvija che indossano lo Yagnopavitam, recitano il Gayatri e celebrano lo Yajna secondo il loro Seadharma.

Cosa fare invece nel caso in cui colui che non è nato in una famiglia di Dvija si ritiene qualificato per l'Upanayam, vuole indossare lo Yajnopavita, recitare il Gayatri e celebrare l'Agnihotram? Secondo i Veda, non esiste alcuna impossibilità di principio, come non è in via di principio impossibile che le donne ricevano l'Upanayan.

Nell'epoca attuale, per chi desidera essere iniziato coome Arya pur non essendo nato in una famiglia di Dvija, esiste solo la possibilità di rivolgersi a quelle rare Organizzazioni brahmaniche che iniziano non in base al criterio esclusivistico della nascita, ma a quello delle qualificazioni. Le principali sono quattro.

1) l'Arya Samaj, che conferisce l'iniziazione brahmanica ai candidati che si impegnino a vivere come vegetariani,a celebrare quotidianamente Agnihotra, Sandhya e Sraddha e ad attenersi alle norme vediche esposte nel Manusmrti;

2) Il Ramakrishna Math, dove secondo il ripetuto esempio di Vivekananda in India e all'estero, qualsiasi persona qualificata può ricevere sia l'Upanayan che il Sannyas nell'Ordine dei Saraswati;

3) La Self-Realization Fellowship, fondata da Paramahamsa Yogananda, che personaalmente conferì Upanayan e Sannyas dell'Ordine Saraswati a discepoli occidentali, secondo le disposizioni del suo Guru Swami Yukteshwar;

4) La Gaudiya Math e le sue filiazioni autorizzate, giacché Srila Bhaktisiddhanta Saraswati conferì personalmente l'Upanayan a bhakta non Dvija e anche non indiani, venendo per ciò aspramente criticato nella stessa Vrindavan. Alcuni Brahmana Pujari di Vrindavan chiusero addirittura le porte dei loro Templi quando Srila Bhaktisiddhanta cercò di entrare assieme ai suoi discepoli Brahmana di nascita non-Dvija, ma col tempo quegli stessi Pujari furono costretti ad ammettere che Srila Bhaktisiddhanta era il più grande dei Guru Gaudiya e il figlio del più sapiente fra i Guru Gaudiya dei secoli scorsi (Srila Bhaktivinoda Thakur). Quando ancora non aveva lasciato il corpo, i bhakta di Vrindavan avevano già compreso che Srila Bhaktisiddhanta era l'Avatara di una Gopi discesa in terra per insegnare la profondità dei Lila devozionali, e quindi accettarono tutte le sue decisioni.

5) A nostro ragionato parere, non ha invece senso prendere (o meglio illudersi di prendere) l'iniziazione brahmanica in seno all'Iskcon attuale, in quanto quella organizzazione è oggi priva di Acharya autentici e guidata da alcuni Sannyasi caduti per le peggiori colpe, dalla pedofilia al traffico, al riciclaggio di denaro sporco. Riteniamo che gli unici devoti Ikscon che siano davvero iniziati, davvero Brahmana e davvero Sannyasi siano soltanto coloro che hanno preso Diksha, Yajnopavitam e Sannyas da Srila Bhaktivedanta in persona, e poi non siano caduti dal loro stato. Srila Bhaktivedanta però non ha mai nominato alcuno dei suoi discepoli come Acharya iniziatore suo successore, e quindi la presunte "iniziazioni" che ai giorni nostri si ricevono nell'Iskcon sono solo una pura formalità esteriore priva di sostanza, una frode deliberata da intenti egoici ai danni di devoti che nella stragrande maggioranza dei casi sono forse poco accorti ma  in assoluta buona fede.

Come all'atto della nascita corporea si recide il cordone ombelicale, così all'atto della nascita spirituale ci si riveste del cordine Yajnopavitam. Indossando questo cordone non si è più connessi, come avveniva col cordone ombelicale, coi nostri progenitori corporei, ma coi Rshi e i Deva che hanno trasmesso fino a noi la conoscenza del Veda. Indossando lo Yajnopavitam si possono compiere rituali definiti come Sruta e Smarta Karma, atti sacrificali conformi alle prescrizioni vediche. Il relativo Mantra dice:

"Vinayajnopavithna Bhojanam Kurthe Dwijam
Ajamutrapuirshina Retass Evanamevacha".

Indossando lo Yajnopavitanm saldiamo il debito karmico che abbiamo verso i Pitr, i Rshi e i Deva. Se qualcuno indossa lo Yajnopavitam dopo aver ricevuto l'Upanayan, ma poi non recita quotidianamente il Gayatri Mantra, il suo Yajnopavitam non gli recherà invece alcun beneficio.

Il vero Arya-Dvija è colui che compie Nitya Karma, azioni purificate, segue il sentiero del Sanatana Dharma e non si fa contaminare da ego, avarizia, collera e orgoglio. Lo Yajnopavitam è come un lasciapassare che concede l'accesso alla conoscenza del Veda; è il marchio d'ingresso nello stato brahmanico. Durante il mese di Sravana (generalmente in agosto) nel giorno di Purnima si tiene una celebrazione speciale dedicata allo Yajnopavitam e chiamata in tamil Avani Avittam. Si tratta di una serie di riti in cui si ricorda il significato dello Yajnopavitam e del Gayatri Mantra come guida per la Sadhana spirituale.

venerdì 19 maggio 2017

26. Shiva, Vishnu, Ram, Krsna, Radhika, Mohini, Hanuman


Vishnu Tattva e Shiva Tattva, il Lila Sublime


Shiva e Mohini

La trasformazione della Vishu Tattva in Shiva Tattva è un Lila intimo e confidenziale nella relazione fra Narayan e Mahadev. Come ricorda Sripad Tridandi Swami Narayan Maharaj, Sri Krsna manifesta alla sua destra Shiva e alla sua Sinistra Srimati Radharani. Vishnu gioca poi ad apparire nella forma avatarica femminile di Mohini. Avendone il Darshan, Shiva lo riconosce come suo stesso Tattva e gioca a cadere dal suo bramacharya mahayogico emettendo seme che dal Lingam cade sulla Terra. I Saptarishi trovano il seme di Shiva e lo raccolgono. Vayu, il Dio del vento, li autorizza a depositarlo nel grembo della Dea Anjani. Ella diverrà Madre del servitore personale di Sri Ram, l'Avatara di Shiva Sri Hanuman. L'intimità della relazione mostra in che modo Ram è devoto a Shiva e Shiva è devoto a Krsna. Shiva guida Sri Ram a sconfiggere Ravan, che era diventato tanto potente mediante prolungate austerità per Shiva Mahadev stesso, offerte che però Shiva non gradiva perché provenienti da chi lo considerava  diverso da Vishnu. Secondo il Ramayana dove Sri Ram si accampa installa uno Shivalingam e offre gli omaggi. Lo fa quando torna a Rameshwaram, da Lanka vittorioso assieme a Sita per riportarla ad Ayodhya. Secondo il Bhagavatam Shiva ha un suo Tirtha a fianco di Seva Kunj ove svolge la funzione di Gopeshwar, esaminatore delle Gopika prima di ammetterle alla Danza Rasa.

La Dra Anjali con in braccio Hanuman

mercoledì 17 maggio 2017

25. Sadashiva e Mahavishnu

Bhagavan Sri Krsna dice nella Gita (10:23)
rudranam sankaras casmi

fra i Rudra io sono Shankar, cioè Shiva.

Shiva è il più grande dei bhakta senza Parampara. Come spiega Sripad Tridandi Swami Narayan Maharaj, la relazione fra Krsna e Shiva, fra la Vishnu Tattva e la Shiva Tattva è il Lila in cui la diversità di espansione non pregiudica la comune Essenza. "Il custode del Goshala ottiene latte e yogurt, diversi ai sensi ma unici quanto all'essere Gomata Prasadam". Nella forma di Gopeshwar, Shiva è il guardiano di Seva Kunj. Krsna manifesta alla sua sinistra Radharani e alla sua destra Shiva. Ogni Gopika può accedere alla Danza Rasa solo col suo permesso. Alcuni lignaggi della Gaudiya Math seguitano ancon oggi ad installare Templi nei luoghi santi con Triplice altare: al Centro Sri Sri Radha e Krsna, a sinistra Sri Goranga Nitai, a destra Sri Jagannatha Swami, Shila e  Saligram, sul retro Lingam e Murti in argilla dipinta di Shiva Gopeswar. In altri lignaggi l'ammagine della presenza di Shiva è limitata ma mai assente, Almeno un Lingam vicino all'altare c'è sempre, come c'è Lakshmi ai piedi di Krsna, all'ingresso c'è Ganesh e sopra la porta i Navagraha, le intelligenze dei 9 pianeti. Templi vaishnava senza Shiva ai piedi di Krsna esistono solo in Occidente, come solo in Occidente esistono presunti gruppi shivaiti che non gradiscono i vaishnava e deridono il loro kirtan. Nei Luoghi Santi Shaiva i Vashnava in visita sono accolti come ospiti, omaggiati se Sannyasi, brahmana, pandit, insegnanti con studenti al seguito. Possono accedere al darshan del Linga e restare quanto vogliono a cantare "Om Jai Narayan Karano Tat Vishnu / Jai Sadashiva Gopershwar Mahadev Namo Nama".


venerdì 12 maggio 2017

24. Mahishasura Mardini Stotram

di Adi Shankaracharya Bagavatpada

interpretato da coro di 9 ragazze vestite da Navadurga:
A. Sooryagayathri
S. Abirami
T. Chaarukesi
Eesha Sridharan
A. Shreeya
Sindhuja Sundar
Shiva Sankeerthana
Sri Sammohana
Mrinalini Sivakumar


23. La Dea Madre e il Leone

La Dea Durga sul Leone
 A cura di Maria Shakti Devi


“Alcuni studiosi sono del parere che l'iconografia della Dea che cavalca un leone sia inizialmente stata introdotta dai sovrani Kushana che adoravano Nana, una variante dell'Ishtar mesopotamica, o dell'Anahita persiana.” (Prof. Karthik Mishra)

L'impero dei Kushana durò circa dal I al III secolo d.C. e fu uno Stato sovranazionale che, al suo apice (dal 105-250 d.C. circa), si estendeva dal Tagikistan al Mar Caspio e all'Hindukush (Afghanistan), e fino alla valle del Gange, inglobando parte dell'Asia centrale e dell'Hindustan. Venne fondato dalla tribù cinese degli Yuezhi, provenienti dall'attuale Xinjiang. Ebbero contatti diplomatici con l'Impero Romano, l'Impero Persiano e la Cina, e furono a lungo al centro degli scambi tra oriente e occidente. Governò anche su molti seguaci indiani dell’Arya Santana Dharma residenti nell’Hindustan.

Scrive Kartik Mishra in “Why does the Goddess Durga ride on a lion? 

La Dea Nana dell'antica Battriana

 “!Per comprendere la confluenza iconografica fra due divinità geograficamente alquanto distanti iniziamo a descrivere gli attributi della Dea Nana, (chiamata nel dialetto greco dei Kushana: Νανα, Ναναια, Ναναϸαο) divinità femminile kushana dall'antica Bactriana, quindi una variante della Amma Nana pan-Asiatica, fusione dell'Inanna-Ishtar sumero-babilonese nella sua forma kushana con la divinità persiana e zoroastriana Harahuati Aredvi Sura Anahita. Tale similitudine iconografica era alquanto comune fra le Divinità adorate dai Kushana. I territori dell’Impero Kushana comprendevano le regioni di lingua iraniana di Sogdiana, Ferghana, Bactriana, Arachosia, Gandhara, Taxila e il territorio indiano della regione di Mathura. Immagini della Dea Nana sono state ritrovate in Afghanistan, Tagikistan, Uzbekistan e Pakistan nord-occidentale. Le rappresentazioni di Nana sono conosciute in Afghanistan fino al VI e V secolo a.C. In Afghanistan e Pakistan il nome della Dea è mutato in Nawi, che nella lingua pashtu contemporanea significa “sposa”. 

“Il nome Nana è attestato su monete di Sapadbizes, un re del I sec a.C. originario della Scizia, il cui dominio precede immediatamente quello dei Kushana. In questo caso Nana è raffigurata nella sua forma zoomorfa come un leone. Nana poi riappare due secoli più tardi su monete e sigilli degli Imperatori Kushana, come avviene con Kanishka I verso la metà del II secolo d.C.  L'iscrizione fatta scolpire in lingua bactriana e greca da Kanishka I a Rabatak (nell’attuale Afghanistan) invoca la Dea con tratti guerrieri, poiché viene lodata come Dea della guerra assisa e scortata da un Leone. Fu al contempo adorata come Dea della fertilità, della saggezza e, e delle acque (in particolare quello del fiume Indo, chiamato Harahuati nell'Avesta e posto sotto la protezione della Dea Aredvi Sura Anahita.”

La Dea Nana di origine centroasiatica, se da un lato anticipa l’elemento guerriero che troviamo come costante nella Dea Durga adorata dagli Hindu, dall’altro riprende quella coincidenza fra Dea dell’amore e Dea della guerra che da caratterizza l'Inanna-Ishtar sumero-babilonese. 

Quanto al ruolo della Dea Nana e della sua cavalcatura ferina, riportiamo parte dell’introduzione dell’archeologo indiano B.N. Mukherjee nella sua monografia numismatica “Nana on Lion” (edito da “The Asiatica Society, Calcutta”):

“La presenza della celebre Dea babilonese-sumerica Nana su diverse monete dell'Impero Kushana è un fatto ben noto. Così lo è anche la sua identificazione con l'antica divinità accadico-assira Ishtar e con la Dea Persiana Anahita. Anahata (o Anahita), il cui culto forse non era tanto antico quanto quello di Ishtar o di Nana, è descritta in un'epigrafe di Susa in cui viene invocata da Artaserse II Mnemone (405-3358 a.C.). Secondo l’astrologo babilonese Benosso (35 - 270 a.C. circa) lo stesso Shahinshah achemenide avrebbe eretto statue di Afrodite-Anahita nei Templi delle grandi città del suo Impero, fra cui Bactria. Ella è anche raffigurata a Palmyra su tavolette votive di argilla mentre alcuni sigilli lì rinvenuti contengono l’immagine di Ishtar. (...)”.

 Ishtar

Questi dati attestano la diffusione del culto di Nana e delle Divinità a Lei assimilate in determinate aree dell’Asia nei secoli precedenti la diffusione del cristianesimo. Il culto della Dea Nana babilonese e della originaria Ishtar assira testimoniano la popolarità di Nana e anche delle altre Dee assimilabili in alcune parti dell'Asia nei secoli antecedenti all’inizio dell'era cristiana. Questo culti oggi sono estinti, mente il culto di Durga è invece ancor oggi molto popolare e praticato quotidianamente in India.

Le testimonianze cui abbiamo fatto riferimento indicano l'esistenza di culti femminili e di Anahita stessa nei territori successivamente inclusi nell'Impero Kushana e in località confinanti, come Palmyra, che erano importanti centri di sosta carovaniera negli scambi commerciali fra Roma con l'Oriente, relazione di che i Kushana migliorarono e incrementarono.

Ecco in che modo Nana (ossia Anahita, Ishtar e Durga) sono state anticamente adorate in alcune regioni incorporate nell'Impero Kushana.

La sua frequenta presenza su diversi tipi di monete può alludere alla sua popolarità in una parte della vasta area del Subcontinente Indiano, in quanto il culto di questa importante Dea asiatica ai impose sia entro il Dharma Hindu che presso la sua ancella, l'arte indiana

 Nana

mercoledì 10 maggio 2017

22. L'Arya è sempre vegetariano


di Arya Putra Prabhuji


l'Arya deve essere vegetariano perché ciò corrisponde alla nostra natura primordiale, ed opporsi a questa natura significa andare contro il Dharma.

Per ‘natura primordiale’ intendiamo quella non contaminata dai sensi esterni e dai loro oggetti, la consapevolezza di Jivatma come trascendente i Guna. La nostra vera natura è Ahimsa sattvica fondata su Jnana, Karma, Bhakti e Sannyas Kand. Al contrario, la violenza crudele e insensibile (himsa) è pervasa da tamoguna, che riproduce quel karma negativo che porta a macellare i nostri fratelli animale al fine di utilizzare come cibo le loro carogne. Si tratta di una violazione del nostro Swadharma umano sulla terra.

Come discendenti di Vaivaswata Manu, non né carnivori, né onnivori; siamo erbivori e frugivori, bevitori di latte, yogurt, miele e succhi di frutta, come provato dall'esame della nostra conformazione anatomica. Da un punto di vista psicologico, la nostra primordiale natura vegetariana è provata dal nostro istintivo disgusto per le scene di violenza, tortura e spargimento di sangue. La violenza tamasica attiva induce invece a nascondere la violenza della mattazione cruenta quanto più possibile, e ciò dimostra proprio che essa è contraria alle legge della natura che vive e si rigenera.

Tanto il nostro corpo quanto la nostra mente rigettano per tendenza innata il consumo di carne. Consideriamo i nostri 5 sensi: (1) Vista (2) Udito: non ci piace vedere gli animali mentre vengono macellati e non gradiamo sentire le loro grida mentre vengono sgozzati. Ai mattatoi possono accedere solo gli addetti ai lavori, e molte città e regioni hanno leggi che impongono il trasporto degli animali da macello solo su furgoni coperti. Gli uomini per natura non vogliono assistere allo spargimento del sangue del loro cibo, non vogliono vedere le teste decapitate degli animali che mangiano o la dissezioni dei loro cadaveri. Al contrario, vedere i mercati di frutta fiori e verdura in cui sono esposte le primizie è una gioia naturale per i sensi di chiunque. I cadaveri animali vengono mangiati solo dopo essere stati congelati, tagliati in pezzi e confezionati nella plastica. (3) Olfatto: l'olezzo dei cadaveri umani o animali è repellente, mentre frutta fresca è fiori sono una fragranza per i sensi. (4) Tatto: non ci piace toccare i cadaveri, ma nessuno ha problemi a cogliere un fiore, raccogliere una mela o sbucciarsi una banana. (5) Gusto: A nessun essere umano piace mangiare carne cruda di animali appena uccisi, come invece fanno le belve carnivore. Gli animali carnivori e onnivori uccidono le prede e ne mangiano la carne sanguinante mentre la squartano. Ciò non rientra nella natura dell’essere umano, che anche se mangia carne prima di farlo la cuoce col fuoco.

Qualcuno può sostenere che sia la mente che il corpo dell'uomo oggi siano assuefatti ad uccidere creature indifese e ad intossicarsi con la carne. Ai bambini la pubblicità insegna la canzoncina che dice. "Il vecchio Ronny Mc Donald aveva una fattoria, iha iha hé”... Viene così fatto dimenticare che l'hamburger, cioè il burger di mucca, viene preparando massacrando un bovino indifeso. Vi viene venduto il bacon, senza che vi spieghino che si tratta di strisce del cadavere di un maiale macellato, e vi vendono wurstel e hot dog senza dirci che contengono una mistura di polmoni, cuori, fegati frattaglie, genitali e cartilagini di cadaveri animali.

I bambini sono sin dalla nascita sottoposti ad un lavaggio del cervello che li induce a credere che omogeneizzati e altri scarti cadaverici che compongono la loro alimentazione quotidiana siano cibi naturali e sani, e nessuno dice loro che quel tipo di alimentazione causa inutili atroci sofferenze agli animali. McDonalds', Burger King e altri spacciatori planetari di cadaveri bovini cancerogeni investono milioni di dollari l'anno in pubblicità per impedire all'opinione pubblica di comprendere la natura nefasta del cibo che vendono. La potenza della lobby della macellazione globale è tale da influire anche sul sistema educativo delle nazioni, che in nome di culture o religioni fondate sull'ignoranza vengono lasciati nelle tenebre e indotti a seguitare a perpetrare violenza contro gli animali e gli esseri viventi che invece dovremmo curare ad amare.

Questa violenza tamasica, basata sul protrarsi dello scannamento di animali innocenti, ha come conseguenza karmica prodotto generazioni e generazioni di esseri umani affetti da terribili malattie sia fisiche che psichiche. Chi soffre per il male che ha commesso verso gli animali paga semplicemente il suo karma. Proprio per questo, se non torniamo al vegetarianesimo sattvico fondato sulla Ahimsa, non riusciremo mai a curare le piaghe che oggi affliggono il nostro pianeta. Come potremo trovare il risultato di un problema di trigonometria se ignoriamo l'aritmetica basilare e non sappiamo quanto fa 2 + 2?

Gli uomini non troveranno mai la vera gioia trascendentale finché continuano a tradire la loro stessa intima natura. Non possiamo conoscere il Vero se siamo bugiardi, non ci rappacificheremo mai con la nostra natura primordiale sattvica finché ci atterremo alle nostre vizi tamasiche, ai nostri desideri contaminati, alle nostre consuetudini adharmiche.

Siamo chiamati Arya in sanscrito perché siano un popolo nobile che diffonde dovunque il Sanatana Dharma fondato sul Veda. Siamo esseri umani pacifici che agiscono con coscienza e discernimento. Per questo facciamo appello alla vostra stessa intima coscienza e vi diciamo: fissate gli occhi mansueti della mucca prima di macellarla, e poi provate a dire a voi stessi che ucciderla è cosa normale. Guardate la mucca con piange quando le viene tolto il vitellino per macellarlo, e dite se la cosa non vi provoca alcun turbamento. Sentite il maiale sgozzato, e se vi resta un minimo di sensibilità umana fuggirete inorriditi all'idea di mangiare un animale che mentre gronda sangue dal collo piange con la voce simile a quella di un bambino. Nessun Arya parteciperebbe mai ad una crudeltà del genere che produce un pessimo karma.

Per questo un Arya sarà sempre vegetariano. Om.

Vostro fratello
Arya Putra